Possiamo cercare di spingere i nostri desideri, i nostri dolori o anche i nostri dubbi sul fondo dell’abisso del mare della quotidianità, ma non possiamo evitare che, in qualche modo, essi emergano dal magma confuso e melmoso della nostra vita

Non si può contrastare questa spinta, questa domanda di senso. Esattamente come non si può contrastare il principio di Archimede.

 

A distanza di 2 anni dall’ultimo disco “Over The Covers” ed a 6 anni dal suo primo disco “Che Cosa Sei” Francesco colpisce ancora per le sue capacità vocali, per timbrica, intensità ed estensione. Questa volta mette letteralmente al servizio della propria urgenza comunicativa le proprie capacità interpretative, dosando l’uso della voce e lo stile vocale in funzione delle proprie canzoni, caratterizzando con una chiara personalità canora l’intero disco e cercando di non scendere mai a compromessi. Un album fresco e drammatico allo stesso tempo, con bellissime chitarre acustiche, trio d’archi ed ambientazioni folk che, in alcuni brani, sconfinano nel jazz, nel rock anni ’70, nel cantautorato francese e nella musica da camera. Ma se c’è un punto in cui colpisce il disco è nell’uso dei testi: un Francesco maturo sembra aver trovato il giusto compromesso tra l’esigenza personale di raccontare e di farlo senza che le “parole” forzino la musica.

Un viaggio musicale realizzato insieme a Walter Muto, registrato e missato da Ivano Conti che ha visto gli ottimi contributi musicali del trio d’archi composto da Carlo Lazzaroni e dai fratelli Angelo e Maria Calvo, di Ermens Angelon (batteria), di Carlo Pastori (fisarmonica) e di Lorenzo De Finti (pianista jazz di fama internazionale).

il principio di Archimede               2017

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Da Elvis ai Black Keys, passando per Dylan, Springsteen, Cash, Warren Zevon, Joy Division ed altri ancora.  “Over The Covers – A ladder to the stars” è un disco di cover di culto reinterpretate e riarrangiate in  acustico da Francesco D’Acri.  Voce forte e duttile, ricca di personalità e soul, Francesco ha ripreso in mano la  tradizione del folksinger, attualizzandola e liberandola dalla retorica imitativa che a volte appesantisce la  rivisitazione di brani celebri. Il disco nasce dall’esperienza “live” di Francesco e dei suoi “Anplagghed Sciò”,  una sorta di solitario never ending tour acustico con cui si propone per oltre 2 ore alternando brani propri con  cover.

  La gavetta di diversi anni nei locali del nord-Italia gli ha permesso di sviluppare una originale visione musicale e di unificare sotto un tocco personale classici come “Great Balls Of Fire”, brani punk come “Story Of My Life” o ballate country come “Sonny’s dream”. Grazie ad una voce profonda Francesco ha arricchito di disincantata malinconia pezzi rappresentativi della storia della musica come “Love Will Tear Us Apart”, rischiando nuove strade interpretative e provando a rispondere personalmente alla domanda che Bob Dylan lancia al proprio ascoltatore in “Shelter from the storm”: “Siamo veramente senza speranza?”. “Over The Covers - A ladder to the stars” è frutto quindi di un viaggio personale con cui Francesco  D’Acri in un periodo particolare della propria vita prova ad affrontare la promessa del rock avvicinandosi con  rispetto ad autori che ama e grazie ai quali ha provato a costruire la propria scala che porta verso le stelle,  facendo proprio il verso di Bob Dylan in “Forever Young”.   Il disco è stato prodotto da Francesco D’Acri ed Ivano Conti.

over the covers                             2015

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Il disco è stato mixato da Max Faggioni su un banco analogico su cui i Police  hanno registrato “Regatta de Blanc” nei Surrey Sound Studios di Londra.  Luca Zamponi è il produttore artistico/arrangiatore. Ha suonato con Walter  Calloni, Giorgia, Zucchero, Ivan Graziani, Shell Shapiro ed altri grandi  musicisti Italiani. Ha studiato e suonato, tra gli altri, con Pat Metheny. "Con  Luca abbiamo deciso di fare gli arrangiamenti con uno stile  michelangiolesco..... Per Michelangelo, infatti, solo l'artista è in grado di  svelare la verità della forma assoluta principalmente in quanto riesce a  "levare" la materia in eccesso per tirare fuori la forma da essa nascosta. Per  intenderci, se ci stava bene una chitarra sovrincisa 20 volte, allora abbiamo  registrato la chitarra sovrincisa 20 volte. Se ci stava bene un suono simile ad  un sitar rock, allora abbiamo messo un sitar rock (vedi il bridge di VIVO,  quello che ricorda un po' la canzone "RAIN" dei "CULT"). Un po' come  lavoravano i Beatles", dice Dacri. Oltre a Zamponi hanno partecipato al disco  tra gli altri Mark Harris (tastiere sui brani “Tempo al Tempo”, “Sogni” e  “Speranza”, produttore di Fabrizio De Andrè), Dino d’Autorio (al basso,  produttore artistico di grandissimi della musica Italiana come la Nannini),  Angie Brown (vocalist “Made in UK”, che ha collaborato in passato con gente  del calibro di Mariah Carey, Zucchero, Michael Bolton e altri).

che cosa sei                                    2011

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